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Volo con te – Accaparlante e Panta Rei x Bet She Can

Volo con te è un libro-progetto che apre un dialogo tra generazioni e stimola la crescita personale e relazionale di tutti, promuovendo la consapevolezza e la libertà di scelta, temi cari a BET SHE CAN.

BET SHE CAN è un progetto che si rivolge in particolare alle bambine e alle ragazze nella fase della preadolescenza – tra gli 8 e i 12 anni – con l’obiettivo di accompagnarle nel loro percorso di crescita attraverso strumenti di supporto allo sviluppo della consapevolezza di ciò che sono (talenti e potenzialità) e di ciò che vogliono essere, fino alla libertà nelle loro scelte e azioni.

La storia, coinvolgente ed emozionante, pensata da Sabina Colloredo e accompagnata dalle sgargianti illustrazioni di Marco Brancato, racconta di due amiche che partono per un viaggio alla ricerca di Diego e che in realtà, attraverso questa ricerca, entrano in contatto con la profondità di se stesse. Lungo il cammino troveranno sorprese e ostacoli che si riveleranno fattori determinanti per il loro percorso di crescita.

Volo con te, nato anche dalle riflessioni e dall’ascolto dei vissuti dei  due focus group che hanno coinvolto genitori e bambini, è stato prodotto in collaborazione con la casa editrice Carthusia Edizioni.

Per questo progetto abbiamo collaborato insieme a Panta Rei, cooperativa che gestisce in convenzione con l’istituzione scuole e nidi d’infanzia del Comune di Reggio Emilia quattro servizi educativi in città e il Servizio di Supporto alle Attività Pomeridiane (SAP) nei nidi a gestione diretta comunale. L’esperienza maturata in questi anni da Panta Rei, nasce da un’incubazione d’impresa quadriennale da parti di Reggio Children che negli anni di start up ha seguito insieme al Comune di Reggio Emilia la Formazione pedagogica e gestionale delle socie fondatrici.

il 7 e il 14 ottobre abbiamo incontrato due classi di quarta e quinta elementare del distretto del Pilastro, accogliendoli nella sala centrale del Centro Documentazione Handicap in via Pirandello 24.

Dopo la lettura del libro abbiamo cominciato a parlare di pregiudizi e stereotipi, delle etichette con cui di solito definiamo e categorizziamo le altre persone, spesso anche senza accorgercene. I bambini e le bambine delle classi che abbiamo incontrato ci hanno stupito riportando esperienze personali, andando a toccare nel vivo l’argomento, dimostrando come sia un tema che ci colpisce sin dalla tenera età e di quanto sia importante affrontarlo.

L’incontro si è concluso con la costruzione di un areoplanino di carta in cui bisognava scrivere sopra il proprio sogno cercando di svincolarsi dai limiti dettati dalla società in cui viviamo, per poi fargli prendere il volo… nella speranza che questa metafora si trasformi in realtà.

“Ma sapete da dove nascono gli stereotipi? Dalla paura, la paura del diverso e dell’ignoto che creano un’insieme di emozioni negative che si innescano quando ci si trova davanti a persone con caratteristiche differenti rispetto alle proprie, come il colore della pelle, il credo religioso o l’orientamento sessuale.”

Tiziana Ronchetti, animatrice del Gruppo Calamaio

IL PARTITO DEGLI SCOMODI

Due settimane fa, in vista delle elezioni comunali di Bologna, abbiamo organizzato una giornata dedicata alla conoscenza e alla scoperta dei partiti e delle diverse coalizioni in gioco incontrando esponenti di diverse fazioni e capendo quali fossero le modalità di voto. Abbiamo parlato del ruolo del Sindaco e dei suoi consiglieri, dell’importanza che hanno sulle scelte e i cambiamenti di una città e quindi di quanto rilevante sia votare. Tra le chiacchiere sono poi uscite fuori le nostre esigenze, quello che per noi sarebbe importante fare per rendere la città come la vogliamo noi… nasce cosi:

IL PARTITO DEGLI SCOMODI

Scarica il file e fai conoscere il PARTITO DEGLI SCOMODI! Cerchiamo gente nuova che si unisca alla nostra battaglia, siete tutti e tutte benvenuti/e!

Cosa faccio a casa…

Il Progetto Calamaio, come sapete, non si è mai fermato davanti all’emergenza, coinvolgendo immediatamente gli animatori con disabilità del gruppo in molteplici attività per via telematica e seguendoli personalmente da vicino. Detto ciò, duro lavoro a parte, un po’ di tempo libero, anche quello più sano, è rimasto a tutti.

A volte, si sa, non sempre si è in grado di riempire gli spazi vuoti, si resta un po’ intontiti, soprattutto quando i nostri equilibri spazio-temporali risultano compromessi, ed è facile confondersi: come distinguere il sabato e la domenica dal resto della settimana? E le festività? Vale la pena celebrarle anche in quarantena come giornate uniche e speciali?

La risposta per noi ovviamente è sì. Darsi dei ritmi e distinguere il momento del lavoro da quello dello svago, della vita familiare e del benessere è fondamentale per il nostro equilibrio psico-fisico, disabili e non.

Ce lo spiega molto bene Mario Fulgaro, animatore con disabilità e poeta, che qui ci racconta come ha trascorso e vissuto a casa la propria Pasqua e Pasquetta, mantenendo i suoi gusti, la sua ironia e le sue passioni, insegnandoci ad adattarci al meglio anche alle nuove situazioni:

L’emergenza Coronavirus” ha azzerato gli stili di vita di tutti, compresi i miei. L’urgenza di dover stare a casa, dalla mattina alla sera, mi ha dato l’occasione di curarmi la nevralgia del trigemino, attraverso farmaci che mi danno tantissima sonnolenza e fiacca. La mattina mi sveglio molto tardi e mi alzo dal letto altrettanto tardi, si parla delle ore tredici o addirittura delle ore quattordici. Faccio direttamente una colazione/pranzo, dopodiché mi sdraio sul divano per guardare un po’ di TV (film, “Avanti un altro” di Bonolis registrato e grazie a quel santone di Ivan, il tecnico del Cdh, posso vedere dei film al PC collegato alla TV). Non ho avvertito il passaggio dei giorni di festa di Pasqua e Pasquetta che sono trascorsi come giorni normali. Avrei voluto tanto ripassare un po’ di francese e di inglese, ma le forze per realizzare tutto ciò mi sono venute meno, quindi ho preferito grattarmi la pancia. Mentre tutti si gettano a capofitto nelle proprie fameliche voglie culinarie, io ho preferito alzare la cornetta del telefono ed ordinare, takeaway, pizza o kebab, o povere pietanze a base di uovo, Simmenthal e ricotta (alla faccia dell’educatore Tristano!). Avrei voluto leggere il mio libro a carattere storico/politico ma le forze, ancora una volta, non mi sono venute per nulla in soccorso. Mayday Mayday! Mi stavo perdendo, quando all’improvviso si è aperta la porta di casa ed è apparso mio fratello Nazario con una colomba pasquale. Solo in quel preciso momento mi sono accorto che era Pasqua: “Cavolo, perbacco, cà me bonna accide! … non mi stavo accorgendo della Pasqua 2020, ma, d’altronde è tutto posticipato agli anni a venire!”.

La risposta perentoria di mio fratello non tardava a venire: “Mario, non imparerai mai a parlare in pugliese!”. A farmi compagnia tutto il tempo è rimasta, per sua disgrazia, la badante moldava, che ha festeggiato la Pasqua la settimana successiva, dandomi così l’occasione di recuperare. Il Lunedì dell’Angelo abbiamo allestito un frugale picnic sul tavolo della sala da pranzo. Persino Totò, vedendoci da lontano, avrebbe danzato sul pianerottolo con un ciuffo di spaghetti in mano, non azzardandosi, però, ad entrare in casa per non rischiare nessun contagio da Coronavirus. Si sarebbe rivisitato il film “Miseria e Nobiltà”, in chiave quarantena/Quaresima.

Mario Fulgaro

 

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