Il Progetto Calamaio a Correggio grazie al Trocia Beach

A Correggio, in una tranquilla giornata di novembre, la 3^A della Scuola Primaria S.Francesco d’Assisi era pronta ad incontrare il gruppo Calamaio di Reggio. E Tristano e Stefania arrivati come un tornado in piena estate, hanno coinvolto i bambini e le bambine per diventare insieme protagonisti di un insolito ma gioioso incontro.

Chi sono Tristano e Stefania, vi chiederete voi?

Un «omone alto e di bell’aspetto» e una ragazza «bella, dai capelli mori, gli occhi marroni e il viso sorridente», così come qualcuno li ha definiti.

Una maracas come microfono,

una giacca come astronave e

una valigia di costumi colorati:

con l’aiuto di questi oggetti il gruppo ha iniziato un viaggio nell’universo per scoprire la diversità.

«Ma accidenti! Ci mancano i piloti! Tocca a voi bambini, siete pronti?».

E pronti lo erano davvero.

Sfida dopo sfida, fianco a fianco, eccoli in cabina di pilotaggio in partenza per una nuova avventura alla scoperta del significato di squadra: l'unione fa la forza, soprattutto quando rispetta le differenze!

Provetti meccanici… smonta e rimonta la carrozzina

 

Ma lasciamo ora la parola ai protagonisti che, ancora una volta, sono stati macchiati dall'inchiostro del Calamaio

Scuola Primaria “S. Francesco d’Assisi”

Classe 3^A  A. s. 2016-17

Il Progetto Calamaio

ci ha fatto riflettere su alcuni temi: ci ha macchiato.

Scrivi cos’hai capito, cos’hai imparato nei tre incontri con Tristano e Stefania.

– Non avevo mai avuto a che fare con una persona adulta, disabile e non avevo mai fatto un progetto come questo. Non ero mai salita su una carrozzina, spinta da qualcuno…

– Ho capito che macchiare una persona è una cosa bellissima; e questo lo so perché l’ho provato: macchiando di felicità e di benessere la mia amica, facendola andare sulla carrozzina di Stefania. Ho imparato che anche una persona in carrozzina può fare le cose che facciamo noi!

– Ho imparato che le persone disabili hanno, come noi, bisogno di amore, e forse anche di più…

– Ho capito che le persone in carrozzina, come Stefania, non vanno lasciate da parte; anzi, vanno prese a giocare con noi, perché, se hanno un sorriso e sono simpatiche, non conta se sono in carrozzina. E se qualcuno vuol diventare loro amico, nessuno glielo può impedire! Anche se lo prendono in giro solo perché ha un amico disabile, non conta, perché “Chi trova un amico, trova un tesoro!”.

– Ho imparato cosa vuol dire comunicare bene con le persone: vuol dire spiegare bene le cose, parlando piano.

– Ho capito che c’è da fidarsi degli altri, dare la fiducia. Io mi sono fidata dei miei compagni e ho dato loro la fiducia…

– Ho imparato che le persone in carrozzina possono fare cose che noi non riusciamo a fare; ho capito che la carrozzina era così comoda…!

La carrozzina può essere anche un gioco

– Nel primo incontro ho capito che è importante sapere o conoscere le preferenze degli altri; nel secondo ho capito che, anche se Stefania andava in carrozzina (e subito preferivo non starle vicino, ma poi ho scoperto che è una ragazza piena di talenti), mi ha insegnato che i disabili possono fare tutte le cose che facciamo noi… anche di più! Nel terzo incontro ho capito cosa vuol dire divertirsi insieme: provare la stessa emozione!

– Per essere veri amici bisogna essere altruisti…Anche l’amico più serio deve divertirsi, anche lui…Se fai un litigio, non prendertela.. anzi devi chiacchierare.. ma comunque devi sempre fare pace…Se un amico ti rompe per sbaglio una cosa, devi accettare le sue scuse, perché “Chi trova un amico, trova un tesoro”

– Ho imparato quanto sia importante il sentimento dell’amicizia…quanto è bello avere degli amici vicini, disposti anche ad aiutarmi nei momenti di difficoltà. Questi tre incontri mi sono piaciuti tanto, perché ho imparato cose nuove riguardo alla disabilità, e quanto sia importante aiutare, regalare un sorriso a queste persone.

– Ma le persone in carrozzina non devono essere lasciate da sole! Anzi, dobbiamo aiutarle a vivere e farle stare bene! I disabili non si devono prendere in giro, perché io sono fortunato mentre loro sono un po’ meno fortunati.

– Abbiamo anche imparato che le ragazze e i ragazzi disabili sono proprio speciali!!!

– Ho imparato cosa significa macchiare: significa… Io ti faccio conoscere qualcuno che non conosci…Ti macchio di benessere, di felicità, di allegria e di gioia…e ti faccio stare bene… Donare amore e tempo a una persona meno fortunata di me… Giocare con una persona, fare amicizia con una persona, non lasciare le cose a metà… Fare felici… Macchiare il cuore…Fare del bene alle persone… Invogliare le persone a fare il bene…Fare divertire tutti, stare tutti insieme… Aiutare le altre persone che non ce la fanno… Lasciare un segno d’amore e un gesto di amicizia… Essere una squadra!!!

-Quando Stefania ci ha dato la Macchia, mi sono emozionata! Io ho imparato cosa vuol dire Macchiare: vuol dire Lasciare l’impronta! Tristano e Stefania sono divertenti e io sono una bambina fortunata!

Arrivederci al prossimo anno!

 

L'incontro con la 3^A rientra in una serie di percorsi di animazione realizzati dal Progetto Calamio della Cooperativa Accaparlante, finanziato dal Trocia Beach di Correggio, torneo di beach-volley nato per ricordare Marco Ferrari e per sostenere la realtà di volontariato che lo ha assistito durante la malattia, l’Associazione correggese SIAMO CON TE e da qualche anno anche il Progetto Calamaio per la realizzazione di iniziative educative rivolte all'inclusione scolastica.

Trocia Beach 2016